Trapani. Diga Rubino, la vertenza di sindacale spinge il MIT a concedere altri due metri, ma restano troppi interrogativi sui restanti quattro

  • di Redazione Il Solidale
  • 27 mar 2025
  • CRONACA

Trapani. Diga Rubino, la vertenza di sindacale spinge il MIT a concedere altri due metri, ma restano troppi interrogativi sui restanti quattro
(sc) Trapani. Il MIT alza di 2 metri "l'asticella" della Diga Rubino a seguito della recente azione dei sindacati agricoli: ConfSal, Copagri e FederAgri, ma la protesta non è rientrata. Le Dighe in Sicilia occidentale sono da tempo il simbolo di un sistema idrico allo sbando, fatto da ritardi e forse anche da negligenze. Dopo la recente vertenza i sindacati ottengono dal MIT una prima parziale vittoria: il Ministero delle Infrastrutture ha autorizzato l'innalzamento di 2 metri della capacità di invaso portando la quota massima, fino ad ora consentita, da 178,40 a 180,40 metri sul livello del mare. Un intervento che consentirà, piogge permettenti, di trattenere centinaia di migliaia di ettolitri d'acqua piovana che altrimenti finirebbero per essere sversate. Ma per ConfSal, Copagri e FederAgri, che da mesi combattono una battaglia contro l'immobilismo delle istituzioni, questa è solo una goccia nel deserto dell'immobilismo degli apparati pubblici e affini. Perché attorno alle vicende della Diga Rubino c'è poca trasparenza: i sindacati da mesi chiedono invano di essere ricevuti dai vertici dell'Ente gestore, dai rappresentanti istituzionali competenti. Pochi metri in un invaso grande quando quello della Diga Rubino fanno la differenza nel futuro agricolo di tutta la provincia di Trapani. E nel caso specifico vi sarebbero in gioco quasi altri 4 metri di capienza. Una quantità enorme di acqua.
La storia della Diga Rubino è una cronaca di ordinaria "disamministrazione", fatta di silenzi, lungaggini e disinteresse. Già nel 2019, il MIT aveva imposto una riduzione progressiva della capacità di invaso a causa di una serie di problemi strutturali mai risolti. Prima il taglio a 182,40 metri, poi il colpo di grazia a 178,40. Risultato? L'Acqua viene sversata, mentre i campi nei mesi più critici della siccità restano all'asciutto. Eppure, nonostante i continui allarmi lanciati dagli agricoltori e dai sindacati, l'ente gestore – il Dipartimento dell'Acqua e dei Rifiuti della Regione Sicilia – ha sempre preferito il silenzio. Nessun incontro, nessun piano chiaro, nessuna risposta alle domande più urgenti.
Ora, con l'autorizzazione del MIT, qualcosa sembra muoversi. Ma i sindacati non ci stanno a fare i conti con una vittoria di Pirro. Perché quei 2 metri in più sono solo un palliativo, una soluzione temporanea che non affronta il cuore del problema: circa 4 metri che porterebbero l'asticella a 184 metri.  La domanda è semplice: perché l'ente gestore non ha mai voluto confrontarsi con chi quella diga la vive ogni giorno? Perché non ci sono stati incontri ufficiali per spiegare lo stato reale dell'infrastruttura? E, soprattutto, come sono stati spesi i fondi stanziati per la manutenzione ordinaria? Domande legittime, che restano senza risposta. Intanto, gli agricoltori continuano a pagare il prezzo più alto. D’estate l'acqua scarseggia, i costi di approvvigionamento schizzano alle stelle, le coltivazioni soffrono, scende la produzione per ettaro e il territorio si impoverisce.
La decisione del MIT, per quanto importante, arriva con il contagocce. L'autorizzazione è temporanea e vincolata al potenziamento del sistema di drenaggio. Ma questo non basta. I sindacati vogliono garanzie concrete: verifiche sulla staticità della diga, un cronoprogramma dettagliato degli interventi, trasparenza sull'uso dei fondi. E soprattutto, vogliono sedersi a un tavolo con chi gestisce l'invaso, per avere finalmente risposte chiare. Perché la Diga Rubino non è solo un serbatoio d'acqua, ma una risorsa vitale per tutta la Sicilia occidentale. E se continua a essere gestita in questa maniera, il rischio è che non potrà più continuare ad invasare fino a 180 metri sul livello del mare. Venendo meno la sua originaria capienza l’intera economia agricola della provincia di Trapani crollerebbe – letteralmente – sotto il peso dell’inefficienza di un apparato pubblico che non ha assolto ai propri doveri.
La battaglia dei sindacati agricoli: ConfSal, Copagri e FederAgri, quindi, non si ferma qui. Anzi, è solo all'inizio. Perché dietro quei 2 metri concessi dal MIT si nasconde una verità scomoda: la politica e le istituzioni col loro silenzio dimostrano di aver perso il controllo della gestione. E se le piogge primaverili potrebbero fare innalzare il livello oltre i 180,40 metri il prezioso “liquido in eccesso” finirebbe per essere sversato. E, insieme a lui, il futuro di decine di migliaia di agricoltori della Sicilia occidentale. Ecco, perchè quegli altri 4 metri scarsi di capienza sono così importanti per i sindacati, ma soprattutto per gli agricoltori del bacino di utenza della Diga Rubino. Gli stessi che negli ultimi 2 anni hanno avuto falcidiati i raccolti e compromesso lo stato di salute delle colture (vigneti, oliveti, frutteti, ecc.) a causa dei cambiamenti climatici che hanno ridotto notevolmente le piogge in Sicilia